
Per molti anni il sistema linfatico è stato considerato soprattutto come una rete di drenaggio dei liquidi presenti nei tessuti. Oggi sappiamo che il suo ruolo è molto più importante. Partecipa alle difese immunitarie, contribuisce a eliminare sostanze di scarto, interviene nei processi infiammatori e potrebbe avere un ruolo rilevante in alcune malattie neurologiche e oncologiche.
Per questo, negli ultimi anni, il sistema linfatico è diventato uno dei campi più interessanti della ricerca biomedica.
Il sistema linfatico è costituito da una fitta rete di piccoli vasi e da centinaia di linfonodi distribuiti in tutto l’organismo.
Ogni giorno i capillari sanguigni lasciano passare nei tessuti acqua, ossigeno, sostanze nutritive e cellule del sistema immunitario. Gran parte di questo liquido viene riassorbita direttamente dalla circolazione sanguigna, ma una quota rimane negli spazi tra le cellule.
I vasi linfatici raccolgono questo liquido residuo, che prende il nome di linfa.
Insieme alla linfa vengono trasportati anche proteine, cellule danneggiate, microrganismi e altre sostanze che devono essere eliminate o controllate.
La linfa passa poi attraverso i linfonodi, piccole strutture presenti soprattutto nel collo, nelle ascelle, nel torace, nell’addome e nell’inguine.
Nei linfonodi avviene una parte fondamentale del lavoro del sistema immunitario.
Le cellule presenti al loro interno analizzano ciò che arriva dai tessuti e cercano eventuali batteri, virus, cellule anomale o cellule tumorali.
Se viene individuata una minaccia, vengono attivati i linfociti, cioè alcune delle principali cellule di difesa dell’organismo.
Questo spiega perché durante un’infezione i linfonodi possono aumentare di volume. Non significa necessariamente che siano malati: spesso indica semplicemente che il sistema immunitario sta lavorando intensamente.
Il sistema linfatico, quindi, non si limita a drenare liquidi. È anche una grande rete di sorveglianza.
Una delle più importanti scoperte degli ultimi anni riguarda il cervello.
Per molto tempo si è pensato che il sistema nervoso centrale fosse quasi completamente separato dal sistema linfatico. Il cervello veniva considerato un organo particolare, protetto dalla barriera emato-encefalica e relativamente isolato dalle normali attività immunitarie dell’organismo.
Questa idea è cambiata radicalmente.
Nel 2015 diversi gruppi di ricerca hanno dimostrato l’esistenza di vasi linfatici nelle meningi, le membrane che rivestono il cervello.
Questi vasi aiutano a drenare liquidi e sostanze di scarto dal sistema nervoso verso i linfonodi cervicali del collo.
La scoperta ha aperto un nuovo campo di ricerca e ha fatto nascere una domanda molto importante: un cattivo funzionamento del drenaggio linfatico cerebrale potrebbe favorire alcune malattie neurodegenerative?
Nell’Alzheimer si accumulano nel cervello proteine anomale, soprattutto beta-amiloide e tau.
Gli studi condotti sugli animali hanno mostrato che con l’invecchiamento i vasi linfatici delle meningi possono diventare meno efficienti.
Questo potrebbe ridurre la capacità del cervello di eliminare alcune sostanze di scarto.
Nei topi, stimolando la crescita e il funzionamento dei vasi linfatici cerebrali, alcuni ricercatori sono riusciti ad aumentare il drenaggio di queste proteine e, in alcuni casi, anche a migliorare memoria e capacità di apprendimento.
Si tratta di risultati molto interessanti, ma ancora sperimentali.
Non possiamo quindi dire che migliorare il drenaggio linfatico possa oggi prevenire o curare l’Alzheimer.
Tuttavia questa linea di ricerca suggerisce una prospettiva nuova: alcune malattie neurodegenerative potrebbero dipendere non soltanto da ciò che si accumula nel cervello, ma anche dalla capacità dell’organismo di eliminare correttamente quelle sostanze.
Alcuni piccoli studi sull’uomo hanno iniziato a valutare il drenaggio linfatico cerebrale nelle persone anziane e nei pazienti con demenza.
Sono stati studiati anche interventi chirurgici sui vasi linfatici del collo per facilitare il deflusso dei liquidi dal cervello.
Alcuni risultati preliminari hanno suggerito modesti miglioramenti cognitivi, ma gli studi sono molto piccoli e non permettono ancora conclusioni affidabili.
La possibilità di intervenire sul sistema linfatico cerebrale rimane dunque una strada affascinante, ma ancora da esplorare.
Anche in oncologia il sistema linfatico svolge un ruolo importante e complesso.
Da una parte, le cellule tumorali possono utilizzare i vasi linfatici come via di diffusione verso altri organi. Per questo, nella stadiazione di molti tumori, viene valutata la presenza di cellule neoplastiche nei linfonodi.
Dall’altra parte, proprio nei linfonodi si attivano molte delle risposte immunitarie contro il tumore.
Gli scienziati stanno cercando di sfruttare questo meccanismo.
In modelli animali di glioblastoma, una forma particolarmente aggressiva di tumore cerebrale, è stato possibile aumentare il drenaggio linfatico dal cervello verso i linfonodi e, contemporaneamente, utilizzare un’immunoterapia.
Il risultato è stato un aumento dell’attivazione delle cellule immunitarie contro il tumore e, in alcuni esperimenti, una maggiore sopravvivenza degli animali.
Anche questi risultati devono però essere interpretati con cautela, perché non sappiamo ancora se potranno essere riprodotti con la stessa efficacia nell’uomo.
Un’altra linea di ricerca consiste nella creazione di strutture simili a piccoli linfonodi artificiali.
L’idea è quella di utilizzare materiali biocompatibili contenenti cellule immunitarie e molecole capaci di attivarle contro il cancro.
Questi piccoli “laboratori immunitari” potrebbero aiutare l’organismo a produrre un maggior numero di cellule in grado di riconoscere e distruggere il tumore.
Altri ricercatori stanno invece cercando di utilizzare i linfonodi come sede nella quale far crescere cellule di organi danneggiati.
Sono stati studiati, per esempio, impianti di cellule epatiche nei linfonodi di pazienti con grave insufficienza del fegato.
Il principio è interessante: i linfonodi sono strutture molto vascolarizzate e biologicamente attive e potrebbero offrire un ambiente favorevole alla crescita di nuove cellule.
Queste tecniche sono ancora in fase sperimentale, ma potrebbero avere applicazioni future nella medicina rigenerativa.
La linfa non viene spinta da una pompa centrale come il cuore.
Il suo movimento dipende in buona parte dalle contrazioni muscolari, dalla respirazione e dall’attività fisica.
Per questo camminare, muoversi regolarmente e limitare lunghi periodi di immobilità rappresentano probabilmente il modo più semplice per sostenere il normale funzionamento del sistema linfatico.
In alcune patologie, come il linfedema dopo un intervento chirurgico o dopo radioterapia, vengono utilizzate tecniche specifiche di fisioterapia, compressione elastica e linfodrenaggio manuale.
Diverso è il discorso per molti trattamenti commerciali definiti “detox” o “drenanti”.
Massaggi e manipolazioni possono ridurre temporaneamente alcuni gonfiori, ma non esistono prove solide che possano “disintossicare” l’organismo o prevenire malattie come Alzheimer e cancro.
Il sistema linfatico, per lungo tempo quasi dimenticato, sta diventando un protagonista della ricerca moderna.
Il suo coinvolgimento nell’immunità, nel drenaggio del cervello, nelle malattie neurodegenerative, nel cancro e nella medicina rigenerativa apre prospettive molto interessanti.
Molti di questi studi sono ancora agli inizi e non devono essere interpretati come terapie già disponibili.
Ma il messaggio è importante: comprendere meglio il sistema linfatico potrebbe aiutarci, nei prossimi anni, a capire meglio alcune malattie oggi difficili da trattare e forse a sviluppare nuove strategie terapeutiche.
Dott. Giovanni Creton
Presidente Ryder Italia ETS









