
La depressione è una malattia molto diffusa e può interessare persone di ogni età. Negli anziani, in particolare, può essere favorita dalla solitudine, dalla perdita di persone care, dalle malattie croniche, dalla riduzione dell’autonomia e dalla progressiva diminuzione delle attività sociali.
Un recente studio australiano suggerisce però un messaggio importante: alcuni interventi semplici sullo stile di vita possono contribuire in maniera significativa a ridurre i sintomi depressivi.
La ricerca, coordinata da Adrienne O’Neil della Deakin University, ha coinvolto 267 adulti affetti da depressione o disturbo bipolare, con sintomi da moderati a gravi.
I partecipanti sono stati divisi in due gruppi. Un gruppo ha seguito per otto settimane un programma di terapia cognitivo-comportamentale, o CBT, una delle forme di psicoterapia più utilizzate contro la depressione. L’altro gruppo ha ricevuto, sempre per otto settimane e a distanza, un programma dedicato allo stile di vita.
Il programma comprendeva indicazioni su alcuni aspetti molto concreti della vita quotidiana: migliorare l’alimentazione, mangiare in maniera più consapevole, individuare forme di esercizio fisico piacevoli e sostenibili, limitare il consumo di alcol e cercare di ottenere un sonno regolare e di buona qualità.
Alla fine delle otto settimane, entrambi i gruppi avevano mostrato un miglioramento significativo della depressione.
Nel gruppo che aveva seguito il programma sullo stile di vita, il punteggio utilizzato per misurare la depressione era diminuito mediamente di 8,55 punti, mentre nel gruppo sottoposto alla terapia cognitivo-comportamentale la riduzione era stata di 6,82 punti.
Lo studio non permette di concludere che gli interventi sullo stile di vita siano superiori alla psicoterapia. I ricercatori ritengono però di aver dimostrato che, in questo gruppo di pazienti, il programma basato su alimentazione, attività fisica e sonno non era inferiore alla CBT nel ridurre i sintomi depressivi.
Un dato particolarmente interessante è che i miglioramenti riferiti dai partecipanti erano ancora presenti nei controlli effettuati dopo 16 e 24 settimane.
Non si tratta semplicemente di “distrarsi” o di avere maggiore forza di volontà.
L’attività fisica, l’alimentazione e il sonno possono intervenire su diversi meccanismi biologici collegati alla depressione.
L’esercizio fisico, per esempio, può influenzare i neurotrasmettitori cerebrali, ridurre alcuni processi infiammatori e favorire la neuroplasticità, cioè la capacità del cervello di modificare le proprie connessioni e adattarsi.
Una buona alimentazione può inoltre avere effetti sul metabolismo e sul microbioma intestinale, l’insieme dei miliardi di microrganismi che vivono nel nostro intestino e che sembrano avere rapporti sempre più importanti con il funzionamento del cervello.
Anche il sonno è fondamentale. Dormire male per lunghi periodi può peggiorare l’umore, aumentare l’irritabilità, ridurre l’energia e rendere più difficile affrontare le normali attività quotidiane.
Negli anziani questi risultati sono interessanti perché alcuni dei fattori che possono favorire la depressione sono spesso modificabili, almeno in parte.
Una persona anziana che progressivamente smette di uscire, cammina sempre meno, mangia in modo poco equilibrato e trascorre gran parte della giornata da sola può entrare in un circolo vizioso: meno attività porta a maggiore stanchezza e isolamento, che a loro volta possono ridurre ulteriormente il desiderio di muoversi e di incontrare altre persone.
Vale però anche il percorso contrario.
Una breve passeggiata quotidiana può migliorare il sonno. Dormire meglio può aumentare l’energia. Avere più energia può facilitare l’uscita di casa, la partecipazione a un’attività o l’incontro con altre persone.
Come sottolineano gli studiosi, un cambiamento positivo può facilitarne un altro.
Per una persona anziana non è necessario pensare immediatamente a programmi impegnativi. Anche piccoli obiettivi possono rappresentare un buon punto di partenza:
È soprattutto importante scegliere attività realistiche e piacevoli. L’esercizio fisico non deve necessariamente significare palestra o sport intenso: per molti anziani può essere semplicemente una passeggiata, qualche esercizio dolce, il giardinaggio o altre attività compatibili con le proprie condizioni di salute.
Questo studio non significa che la depressione possa essere curata semplicemente dicendo a una persona di “muoversi di più” o “mangiare meglio”.
La depressione è una vera malattia e può avere diversi livelli di gravità.
In alcuni casi possono essere necessari la psicoterapia, i farmaci antidepressivi o la combinazione di diversi trattamenti. Chi è già seguito da uno psicologo, da uno psichiatra o assume farmaci non dovrebbe modificare autonomamente la terapia.
Anche le cause della depressione possono essere molto differenti. Un lutto, una grave malattia, la perdita dell’autonomia o condizioni sociali difficili richiedono interventi specifici e un adeguato sostegno umano e professionale.
Lo stile di vita deve quindi essere considerato una parte possibile di un programma più ampio di cura, non necessariamente un’alternativa agli altri trattamenti.
Il valore di questa ricerca sta forse soprattutto nel ricordarci che la salute mentale dipende da molti aspetti della vita quotidiana.
Mangiare in maniera equilibrata, muoversi, dormire meglio, avere relazioni sociali e mantenere interessi non rappresentano soltanto strumenti di prevenzione delle malattie cardiovascolari o metaboliche. Possono contribuire anche al benessere psicologico.
Questo concetto è particolarmente importante per chi si occupa di anziani fragili.
Combattere la depressione significa certamente riconoscerla e curarla quando compare, ma significa anche cercare di contrastare l’isolamento, la sedentarietà e la perdita progressiva delle attività che danno significato alle giornate.
A volte interventi apparentemente molto semplici – una passeggiata, una visita, un pasto condiviso, un’attività piacevole, un sonno più regolare – possono diventare piccoli tasselli di un progetto di cura molto più ampio.
Ed è proprio questa visione complessiva della persona, fisica, psicologica e sociale, che può assumere un valore particolare nell’assistenza agli anziani.
Dott. Giovanni Creton
Presidente Ryder Italia ETS









