
L’importanza dei vaccini è oggi solidamente dimostrata dal punto di vista scientifico. Eppure, nonostante decenni di evidenze, una parte dell’opinione pubblica continua a ostacolarne la diffusione, spesso sottovalutando un aspetto fondamentale: i vaccini non si limitano a prevenire una singola malattia, ma possono contribuire a migliorare la salute generale dell’organismo e a ridurre il rischio di altre patologie, anche gravi.
Un esempio particolarmente interessante riguarda il vaccino contro l’herpes zoster, noto anche come fuoco di Sant’Antonio. Studi recenti mostrano che questa vaccinazione non solo riduce l’incidenza di una malattia dolorosa e debilitante, ma è associata anche a un minor rischio di eventi cardiovascolari, come ictus e infarto. Un risultato che apre prospettive importanti, soprattutto per le persone anziane e fragili.
Cos’è l’herpes zoster e perché è rilevante negli anziani
L’herpes zoster è causato dalla riattivazione del virus varicella-zoster, lo stesso che provoca la varicella nell’infanzia. Dopo la guarigione, il virus non scompare ma rimane “silente” nell’organismo per anni o decenni. Quando il sistema immunitario si indebolisce – per età, stress, malattie croniche o terapie come la chemioterapia – il virus può riattivarsi.
La manifestazione tipica è un’eruzione cutanea dolorosa, spesso accompagnata da bruciore intenso. In una percentuale non trascurabile di casi, soprattutto negli anziani, il dolore persiste per mesi o anni sotto forma di nevralgia post-erpetica, una condizione che compromette seriamente la qualità della vita.
Negli ultimi anni, però, è emerso un dato ancora più preoccupante: l’herpes zoster è associato a un aumento del rischio cardiovascolare. Le persone che sviluppano il fuoco di Sant’Antonio mostrano un rischio maggiore di ictus (circa +30%) e di infarto (oltre il 10%), in particolare nel primo anno dopo l’infezione.
Vaccinazione e cuore: cosa dice lo studio
Un ampio studio osservazionale, condotto su oltre 1,27 milioni di persone con più di 50 anni, ha analizzato i dati sanitari nazionali raccolti in Corea del Sud tra il 2012 e il 2024. I ricercatori hanno confrontato le persone vaccinate contro l’herpes zoster con quelle non vaccinate, osservando l’insorgenza di 18 diverse patologie cardiovascolari, tra cui ictus, infarto, insufficienza cardiaca, aritmie e trombosi.
I risultati sono particolarmente significativi:
- riduzione del 23–26% del rischio di eventi cardiovascolari maggiori nelle persone vaccinate
- riduzione del 26% del rischio di morte per malattie cardiache
- riduzione del 22% del rischio di malattia coronarica
Il periodo di massimo beneficio si osserva tra i due e i tre anni dopo la vaccinazione, con un effetto che tende poi a ridursi gradualmente nel corso dei cinque anni successivi.
Perché prevenire un’infezione protegge il sistema cardiovascolare?
Il legame tra herpes zoster e malattie cardiovascolari sembra avere una spiegazione biologica plausibile. L’infezione da virus varicella-zoster può infatti:
- provocare infiammazione dei vasi sanguigni
- favorire la formazione di coaguli
- alterare la funzione dell’endotelio, il rivestimento interno delle arterie
Tutti questi meccanismi aumentano il rischio di eventi acuti come ictus e infarto. Prevenendo l’infezione, il vaccino riduce indirettamente questi processi infiammatori, offrendo una protezione che va oltre la semplice prevenzione del rash cutaneo.
Un beneficio ancora più rilevante nei gruppi fragili
Lo studio ha evidenziato che l’effetto protettivo del vaccino non è uniforme, ma particolarmente marcato in alcuni gruppi:
- negli uomini: riduzione del rischio del 27%
- nelle persone sotto i 60 anni: riduzione del 27%
- nei residenti in aree rurali e nelle persone con reddito più basso: riduzioni superiori al 25%
Questi dati sono importanti dal punto di vista della sanità pubblica, perché suggeriscono che la vaccinazione può ridurre le disuguaglianze di salute, offrendo un beneficio maggiore proprio a chi ha meno accesso a cure specialistiche o preventive.
Un investimento che fa risparmiare il sistema sanitario
Oltre al beneficio individuale, la vaccinazione contro l’herpes zoster ha un potenziale impatto positivo sull’intero sistema sanitario. L’herpes zoster e le sue complicanze comportano:
- visite mediche ripetute
- terapie analgesiche prolungate
- ricoveri ospedalieri
- aumento degli eventi cardiovascolari, con costi elevatissimi
Ridurre anche solo una parte di questi eventi significa meno sofferenza per le persone e minori costi per la collettività. Non a caso, molti esperti sottolineano che investire in vaccini relativamente economici può generare risparmi significativi a lungo termine.
Vecchi e nuovi vaccini: cosa aspettarsi dal futuro
La maggior parte dei dati disponibili riguarda i vaccini contro l’herpes zoster di prima generazione, presenti sul mercato da più tempo e quindi meglio studiati nel lungo periodo. I vaccini più recenti, basati su tecnologie diverse e con un’efficacia più elevata nel prevenire l’herpes zoster, potrebbero offrire una protezione cardiovascolare ancora maggiore. Tuttavia, saranno necessari ulteriori studi per confermarlo.
È importante ricordare che si tratta di studi osservazionali, che non dimostrano un rapporto di causa-effetto come farebbe uno studio clinico randomizzato. Tuttavia, l’enorme numero di persone coinvolte permette di individuare schemi di rischio e protezione difficilmente osservabili in studi più piccoli.
Un messaggio chiaro per anziani, caregiver e familiari
Il messaggio che emerge è semplice ma potente: vaccinarsi significa proteggersi molto più che da una singola infezione.
Per le persone anziane, per chi convive con malattie croniche e per i caregiver familiari, la vaccinazione rappresenta uno strumento concreto di prevenzione globale, capace di:
- ridurre il dolore e le complicanze dell’herpes zoster
- diminuire il rischio di eventi cardiovascolari gravi
- migliorare la qualità della vita e l’autonomia
In un’epoca in cui la disinformazione rischia di minare la fiducia nella medicina, studi come questo ricordano che i vaccini restano una delle più grandi conquiste della sanità moderna, con benefici che spesso vanno ben oltre ciò per cui sono stati inizialmente progettati.









