Dona
Dona

Allenare il cervello per prevenire la demenza.

Come esercizi cognitivi mirati possono ridurre il rischio di Alzheimer. Negli ultimi anni si è discusso molto sull’utilità dei cosiddetti “giochi per il cervello”. Molti studi avevano sollevato dubbi sulla loro reale efficacia nella vita quotidiana. Oggi però una ricerca di grande rilievo, durata ben 20 anni, riapre il dibattito con risultati sorprendenti: un tipo […]

Come esercizi cognitivi mirati possono ridurre il rischio di Alzheimer.

Negli ultimi anni si è discusso molto sull’utilità dei cosiddetti “giochi per il cervello”. Molti studi avevano sollevato dubbi sulla loro reale efficacia nella vita quotidiana.

Oggi però una ricerca di grande rilievo, durata ben 20 anni, riapre il dibattito con risultati sorprendenti: un tipo specifico di allenamento cognitivo può ridurre il rischio di demenza fino al 25%.

Lo studio: cosa è stato scoperto

Lo studio ha coinvolto oltre 2800 persone sopra i 65 anni, seguite nel tempo per valutare l’insorgenza di demenza, inclusa la malattia di Alzheimer.

I partecipanti sono stati divisi in gruppi:

- allenamento della memoria

- allenamento del ragionamento

- allenamento della velocità di elaborazione

- gruppo di controllo (nessun intervento)

Solo il gruppo che ha svolto allenamento della velocità con richiami periodici (booster) ha mostrato una riduzione significativa del rischio di demenza.

Risultato chiave: riduzione del rischio fino al 25% dopo 20 anni.

Che cos’è l’allenamento di velocità?

È un tipo di esercizio cognitivo che allena il cervello a:

- elaborare informazioni rapidamente

- mantenere l’attenzione

- utilizzare la visione periferica

- prendere decisioni in tempi brevi

Un esempio è il test “Double Decision”, in cui la persona deve riconoscere rapidamente oggetti e posizioni in una scena complessa.

In pratica, si tratta di allenare il cervello a essere più rapido ed efficiente, non solo a ricordare.

Perché funziona? Le possibili spiegazioni

Gli esperti suggeriscono diversi meccanismi:

Riserva cognitiva

Il cervello allenato sviluppa più connessioni tra neuroni.
Questo crea una “riserva” che permette di resistere più a lungo ai danni legati all’età o all’Alzheimer.

Apprendimento implicito

Questi esercizi lavorano su un tipo di apprendimento automatico e profondo.
I cambiamenti ottenuti sono duraturi nel tempo, anche con training relativamente brevi.

Migliore attenzione nella vita quotidiana

Un cervello più rapido aiuta a:

- orientarsi meglio

- evitare errori e distrazioni

- gestire più stimoli contemporaneamente

Questo può favorire autonomia e sicurezza.

Effetti indiretti

Chi mantiene buone capacità cognitive tende anche a:

- restare più attivo

- socializzare di più

- muoversi e partecipare alla vita quotidiana

Tutti fattori che proteggono ulteriormente il cervello.

Attenzione: non tutti gli esercizi sono uguali

Un punto fondamentale per caregiver e medici:

non basta “fare parole crociate” o giochi generici.

Lo studio mostra che:

- gli esercizi devono essere specifici e progressivi

- devono diventare sempre più difficili

- serve continuità nel tempo (richiami/booster)

Cosa significa nella pratica per l’assistenza agli anziani

Per chi segue persone anziane, questo studio cambia il modo di pensare alla prevenzione.

Non solo farmaci: anche allenamento del cervello

È possibile integrare nella routine quotidiana:

- esercizi cognitivi mirati (anche digitali)

- attività che richiedono attenzione e rapidità

- nuovi apprendimenti (lingua, hobby, strumenti)

Le attività più utili (secondo le evidenze)

- imparare qualcosa di nuovo (strumento musicale, lingua)
- giochi che richiedono velocità e attenzione

- attività motorie con componente cognitiva (ballo, sport)
- uso guidato di programmi di training cognitivo

L’elemento chiave è: sfida + novità + progressione

Il ruolo del caregiver

Il caregiver ha un ruolo centrale:

- stimolare senza forzare

- proporre attività coinvolgenti

- evitare la passività prolungata

- monitorare i cambiamenti cognitivi

Anche pochi minuti al giorno, se ben strutturati, possono fare la differenza.

Un messaggio importante per i medici

Questo studio suggerisce che:

- la prevenzione della demenza non è solo farmacologica

- esistono interventi non invasivi con effetti a lungo termine

- è fondamentale introdurre programmi strutturati di stimolazione cognitiva

Limiti dello studio (da conoscere)

Per correttezza scientifica:

- i risultati, pur solidi, vanno interpretati con cautela

- non tutti i tipi di training funzionano

- serve ancora capire la “dose ottimale” di esercizio

Conclusione

Il cervello, come il corpo, può essere allenato.
E farlo nel modo giusto può ritardare o ridurre il rischio di demenza.

Per le persone anziane, soprattutto fragili o a rischio, questo significa una cosa fondamentale:

non è mai troppo tardi per iniziare a stimolare la mente.

Messaggio finale per famiglie e caregiver

Non serve trasformare la casa in una palestra cognitiva.

Serve invece:

- curiosità

- stimolo

- continuità

Anche un piccolo cambiamento quotidiano può costruire, nel tempo, una grande protezione per il cervello.

Dott. Giovanni Creton

Presidente Ryder Italia ETS

maggio 2026

Altri articoli

Scopri le ultime novità e aggiornamenti dell'organizzazione.

News

Sauna, caldo e bagni freddi: possono aiutare il cervello a invecchiare meglio?

Negli ultimi anni sta crescendo l’interesse scientifico verso gli effetti della sauna e dell’alternanza caldo-freddo sulla salute del cervello. Quello che per secoli è stato considerato soprattutto un rituale di benessere nei Paesi nordici oggi viene studiato anche per i suoi possibili effetti sulla memoria, sull’umore e sulla prevenzione del declino cognitivo. Le ricerche più […]
Leggi

News

Cuore e cervello: una connessione che può proteggere la salute.

Perché emozioni, musica e respiro possono influenzare memoria, umore e cuore. Non sono due organi separati Per molto tempo abbiamo pensato che cuore e cervello lavorassero separatamente: il cervello per pensare il cuore per pompare il sangue Oggi sappiamo che non è così. Esiste un vero e proprio “asse cuore-cervello”, un sistema di comunicazione continuo […]
Leggi

News

Il trapianto fecale e il microbioma intestinale: una rivoluzione silenziosa nella medicina moderna.

Perché oggi si parla tanto di microbioma. Negli ultimi anni, la medicina ha iniziato a guardare con sempre maggiore attenzione a un “organo invisibile” che vive dentro di noi: il microbioma intestinale. Si tratta di miliardi di batteri “buoni” che abitano il nostro intestino e svolgono funzioni fondamentali per la salute: aiutano la digestione producono […]
Leggi

News

Invecchiare bene: cosa significa e come raggiungere questo risultato.

Negli ultimi anni viviamo più a lungo che mai. Ma una domanda importante riguarda tutti noi, soprattutto chi assiste un familiare anziano: vivere più a lungo significa vivere meglio? La risposta è: non sempre. Ma oggi sappiamo che si può fare molto per migliorare la qualità della vita anche in età avanzata. Questo articolo ti […]
Leggi

News

Immigrazione e assistenza agli anziani: una risorsa indispensabile.

Un importante studio americano ha mostrato un dato sorprendente: più immigrati arrivano in un territorio, minore è la mortalità degli anziani. In concreto: 1000 immigrati in più corrispondono a circa 10 decessi in meno tra gli anziani perché aumentano: - gli assistenti domiciliari - gli operatori sociosanitari - gli infermieri e il personale di supporto […]
Leggi

News

La borsa di pronto soccorso a casa: guida completa per caregiver e familiari.

Quando assistiamo una persona anziana o fragile a casa, essere preparati fa la differenza. Una semplice “borsa di pronto soccorso domestico” può evitare corse inutili al pronto soccorso e permettere interventi tempestivi e sicuri. Non serve essere medici: bastano attenzione, osservazione e alcuni strumenti giusti. Il primo strumento: ascoltare e osservare Prima ancora degli strumenti, […]
Leggi

News

Un nuovo modo di considerare la solitudine.

Nel linguaggio comune, la parola solitudine evoca spesso immagini negative: isolamento, abbandono, tristezza. E in effetti, molti studi scientifici hanno dimostrato che la solitudine non scelta e l’isolamento sociale cronico possono aumentare il rischio di malattie cardiovascolari, depressione e perfino mortalità precoce. Tuttavia, negli ultimi anni, la ricerca ha iniziato a distinguere con maggiore chiarezza […]
Leggi

News

Russare e apnea del sonno: quando il respiro notturno diventa un problema serio. Cosa può fare un caregiver o un familiare?

Il russare è spesso considerato solo un fastidio, soprattutto per chi dorme accanto. In realtà, può essere il segnale di un disturbo più importante: l’apnea ostruttiva del sonno. Comprendere questo fenomeno è fondamentale, soprattutto nelle persone anziane, dove le conseguenze possono essere rilevanti per la salute e la qualità della vita. Cos’è il russare e […]
Leggi

News

Pressione arteriosa negli anziani: perché oggi è ancora più importante controllarla.

Negli ultimi anni le linee guida internazionali hanno cambiato profondamente il modo di considerare la pressione arteriosa, soprattutto negli anziani. Un tempo valori fino a 140/90 mmHg erano considerati accettabili. Oggi, invece, molti esperti suggeriscono obiettivi più bassi, spesso intorno a 130 mmHg o anche sotto i 120 mmHg, soprattutto nei pazienti a rischio. Perché […]
Leggi

News

Dormire meglio grazie alle fibre: il segreto parte dalla tavola.

Una dieta ricca di fibre e alimenti vegetali aiuta il corpo a entrare in un sonno più profondo e rigenerante Il sonno non dipende solo dalla notte Quando si parla di insonnia o sonno disturbato, si pensa subito a farmaci, tisane o tecniche di rilassamento. Ma oggi la scienza ci invita a cambiare prospettiva: il […]
Leggi

Supporta i nostri progetti innovativi

Questo progetto mira a fornire supporto psicologico ai pazienti oncologici e alle loro famiglie, offrendo consulenza e terapie di gruppo.
Diventa volontario
crossmenuchevron-down