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Come cambia il sistema immunitario con l’età e perché è importante imparare a sostenerlo.

Il sistema immunitario è una rete estremamente complessa di cellule, organi e molecole che ha il compito di difenderci da infezioni, tumori e altre minacce. Come accade per molti altri sistemi del nostro organismo, anche quello immunitario cambia nel corso della vita. Tuttavia, contrariamente a quanto spesso si crede, l’invecchiamento non comporta solo un declino […]

Il sistema immunitario è una rete estremamente complessa di cellule, organi e molecole che ha il compito di difenderci da infezioni, tumori e altre minacce. Come accade per molti altri sistemi del nostro organismo, anche quello immunitario cambia nel corso della vita. Tuttavia, contrariamente a quanto spesso si crede, l’invecchiamento non comporta solo un declino lineare delle difese: accanto a reali fragilità emergono anche adattamenti, memorie immunitarie e, in alcuni casi, inattesi vantaggi.

Dall’infanzia all’età adulta: un sistema in apprendimento

Nei primi mesi di vita il sistema immunitario è ancora immaturo. Il neonato beneficia inizialmente degli anticorpi materni, trasmessi attraverso la placenta durante la gravidanza e successivamente con l’allattamento. Questa protezione è temporanea e si attenua progressivamente, motivo per cui il calendario vaccinale prevede alcune vaccinazioni già nelle prime settimane di vita.

Con l’ingresso all’asilo e poi a scuola, i bambini entrano in contatto con una grande varietà di virus e batteri. Raffreddori, gastroenteriti e infezioni respiratorie sono frequenti proprio perché il sistema immunitario “impara” a riconoscere nuovi agenti patogeni. Ogni incontro, anche quando l’infezione è lieve o quasi inosservata, contribuisce a costruire una memoria immunitaria che potrà durare anni o addirittura tutta la vita.

In età adulta il sistema immunitario raggiunge il suo massimo equilibrio funzionale. È in grado di reagire rapidamente alle infezioni, di rispondere efficacemente ai vaccini e di sorvegliare l’organismo individuando cellule potenzialmente tumorali. Anche in questa fase, però, esistono momenti di adattamento: la gravidanza, ad esempio, comporta una modulazione temporanea delle difese immunitarie per evitare il rigetto del feto. Questo può aumentare il rischio di alcune infezioni, ma allo stesso tempo alcune componenti del sistema immunitario, come le cellule “natural killer”, possono diventare più attive in determinate fasi.

L’invecchiamento del sistema immunitario: cosa cambia davvero

Con l’avanzare dell’età si parla spesso di “immunosenescenza”, un termine che descrive l’insieme dei cambiamenti del sistema immunitario nell’anziano. Tra i fenomeni più noti vi è la riduzione della funzione del timo, una ghiandola situata nel collo che svolge un ruolo cruciale nella maturazione delle cellule T, fondamentali per la difesa contro virus e tumori. Anche le cellule B, responsabili della produzione di anticorpi, diventano meno efficienti e meno flessibili.

Nelle donne, la riduzione degli estrogeni dopo la menopausa può contribuire a un’ulteriore diminuzione della risposta immunitaria. Inoltre, una parte rilevante delle risorse del sistema immunitario viene “assorbita” dalla necessità di controllare virus persistenti, come il citomegalovirus, che rimane silente nell’organismo ma stimola continuamente le difese.

Questi cambiamenti spiegano perché le persone anziane siano più vulnerabili a infezioni come influenza, polmonite o COVID-19 e perché rispondano meno intensamente ad alcuni vaccini. Aumenta anche il rischio di riattivazione di infezioni latenti, come il fuoco di Sant’Antonio, e cresce l’incidenza di alcune forme di cancro.

Non solo declino: il valore della memoria immunitaria

Nonostante questi limiti, l’età avanzata non coincide sempre con una maggiore fragilità. La storia recente mostra esempi interessanti: durante la pandemia di influenza suina del 2009, le persone sopra i 65 anni risultarono meno colpite rispetto ai più giovani. La spiegazione più plausibile è che avessero già incontrato, nella loro infanzia, virus simili e conservassero una memoria immunitaria protettiva.

Questo dimostra che il sistema immunitario accumula esperienza nel tempo e che alcune difese, anziché indebolirsi, possono diventare più selettive e mirate.

Come sostenere il sistema immunitario nella terza età

La buona notizia è che il sistema immunitario rimane “allenabile” anche in età avanzata. Le vaccinazioni rappresentano uno degli strumenti più efficaci: non solo riducono il rischio di specifiche infezioni, ma possono avere effetti benefici più ampi. Studi recenti suggeriscono che alcune vaccinazioni, come quelle contro l’herpes zoster o l’epatite, siano associate a una riduzione del rischio cardiovascolare, a un rallentamento del declino cognitivo e, in alcuni casi, a una minore incidenza di alcune neoplasie.

Accanto ai vaccini, uno stile di vita sano gioca un ruolo fondamentale: alimentazione equilibrata, attività fisica regolare, sonno adeguato, gestione dello stress e riduzione dell’isolamento sociale contribuiscono tutti a mantenere una risposta immunitaria più efficiente. Anche la prevenzione delle carenze nutrizionali, frequenti nell’anziano, è essenziale per il buon funzionamento delle difese.

Un messaggio educativo per il futuro

In un’epoca in cui la disinformazione sui vaccini e sulla prevenzione è sempre più diffusa, è importante ribadire che prendersi cura del sistema immunitario significa investire nella salute globale, soprattutto nella terza età. Contrastare la sfiducia verso le vaccinazioni non è solo una scelta individuale, ma un atto di responsabilità collettiva che può migliorare la qualità e la durata della vita.

Comprendere come il sistema immunitario cambia con l’età ci aiuta a superare l’idea che l’invecchiamento sia solo una perdita. È piuttosto una trasformazione, fatta di fragilità ma anche di risorse, che può essere accompagnata e sostenuta con conoscenza, prevenzione e scelte consapevoli.

Dott. Giovanni Creton
febbraio 2026

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