
Dopo aver esaminato i possibili effetti della sauna sul cuore, sulla pressione arteriosa e sul rischio di ictus (nell'articolo che potete leggere cliccando qui), è importante considerare uno degli aspetti più affascinanti della ricerca: il possibile rapporto tra esposizione al calore e salute del cervello.
Alcuni studi finlandesi hanno osservato una minore incidenza di demenza e malattia di Alzheimer tra le persone che praticavano la sauna con maggiore frequenza. Altre ricerche sperimentali stanno valutando l’ipertermia controllata come possibile trattamento complementare della depressione.
I risultati sono interessanti, ma richiedono prudenza. Non possiamo ancora affermare che la sauna prevenga o curi l’Alzheimer, né che possa sostituire le terapie contro la depressione.
Uno dei risultati più sorprendenti dello studio finlandese di Kuopio riguardò la salute cognitiva.
Gli uomini che dichiaravano di fare sauna da quattro a sette volte alla settimana mostravano, nell’arco di circa vent’anni, una probabilità significativamente inferiore di ricevere una diagnosi di demenza rispetto a coloro che la praticavano una sola volta alla settimana.
Per la malattia di Alzheimer, la riduzione relativa osservata raggiungeva circa il 65% nel gruppo che utilizzava più frequentemente la sauna.
Una seconda ricerca finlandese, condotta su quasi 14.000 uomini e donne, ha rilevato un risultato simile. Coloro che riferivano un uso regolare della sauna presentavano una minore incidenza di demenza nel corso degli anni.
Questi risultati non dimostrano però che la sauna sia stata la causa diretta della protezione.
Le persone che la utilizzano frequentemente potrebbero avere stili di vita differenti: maggiore attività fisica, migliore integrazione sociale, minore stress, più attenzione alla salute o condizioni economiche più favorevoli.
Gli studi osservazionali cercano di tenere conto di queste differenze, ma non possono eliminarle completamente.
La formulazione più corretta è quindi la seguente: l’uso regolare della sauna è stato associato, in alcune popolazioni finlandesi, a una minore incidenza di demenza e malattia di Alzheimer.
Sono state proposte diverse spiegazioni.
Una parte delle demenze è causata o aggravata dal danneggiamento dei piccoli vasi cerebrali.
Ipertensione, diabete, fumo, colesterolo elevato e precedenti ictus possono compromettere progressivamente la circolazione del cervello. Se la sauna contribuisce a migliorare il controllo della pressione e la funzione vascolare, potrebbe indirettamente ridurre una parte del rischio cognitivo.
Il beneficio osservato potrebbe quindi derivare non da un’azione diretta sui neuroni, ma dalla protezione del cuore e dei vasi sanguigni che alimentano il cervello.
Quando la temperatura corporea aumenta, le cellule producono particolari sostanze chiamate proteine da shock termico.
Queste proteine aiutano le cellule a:
Il meccanismo è interessante per l’Alzheimer, una malattia caratterizzata dall’accumulo nel cervello di proteine anomale, tra cui beta-amiloide e tau.
È stato ipotizzato che l’attivazione delle proteine da shock termico possa favorire i sistemi cellulari incaricati della manutenzione e della rimozione delle proteine mal ripiegate.
Si tratta però di un’ipotesi biologicamente plausibile, non ancora di una terapia dimostrata. Non sappiamo se il livello di attivazione prodotto da una normale sauna sia sufficiente a modificare l’evoluzione dell’Alzheimer.
L’articolo originale racconta la storia di un uomo portatore di una mutazione genetica che, nella sua famiglia, provocava quasi inevitabilmente l’Alzheimer in età relativamente giovane.
Contrariamente alle previsioni, l’uomo rimase cognitivamente integro molto più a lungo dei familiari colpiti. Per decenni aveva lavorato nelle sale macchine delle navi, in ambienti con temperature molto elevate.
Le analisi delle sue cellule mostrarono livelli particolarmente alti di alcune proteine da shock termico. I ricercatori ipotizzarono che l’esposizione ripetuta al calore avesse potuto contribuire a proteggerlo.
È un caso affascinante, ma non rappresenta una prova. Un singolo paziente può suggerire una nuova strada di ricerca, ma non può dimostrare che lavorare in ambienti molto caldi prevenga la demenza.
Al contrario, un’esposizione professionale eccessiva può causare disidratazione, insufficienza renale, colpo di calore, perdita di coscienza e morte.
Un’altra possibile spiegazione riguarda l’infiammazione cronica.
Con l’invecchiamento può svilupparsi una condizione di infiammazione persistente di basso grado, talvolta definita “inflammaging”. Questo fenomeno è stato associato a malattie cardiovascolari, fragilità, diabete e disturbi neurodegenerativi.
Alcuni studi suggeriscono che un’esposizione controllata al calore possa modificare determinati mediatori dell’infiammazione e migliorare la risposta dell’organismo allo stress.
Anche il rilassamento, il miglioramento del sonno e la riduzione della tensione possono avere effetti indiretti sulla salute cerebrale.
Inoltre, nei Paesi nordici la sauna è spesso un’attività sociale. Il contatto con familiari e amici, la conversazione e la riduzione dell’isolamento possono contribuire al benessere cognitivo e psicologico.
Negli ultimi anni alcuni ricercatori hanno iniziato a studiare l’ipertermia controllata di tutto il corpo come possibile trattamento complementare della depressione.
In queste procedure la temperatura interna viene aumentata mediante apparecchiature specifiche, sotto controllo sanitario.
In un piccolo studio clinico, persone affette da depressione maggiore furono sottoposte a una seduta di ipertermia oppure a un trattamento simulato. Nei pazienti trattati fu osservata una riduzione dei sintomi depressivi, che in alcuni casi si mantenne per diverse settimane.
Non è ancora chiaro come il calore possa influire sull’umore. Le ipotesi comprendono:
Questi risultati non consentono però di utilizzare la sauna come terapia autonoma per la depressione.
La procedura sperimentale di ipertermia viene svolta in ambiente controllato e non equivale a una normale seduta di sauna. La depressione, soprattutto nell’anziano, deve essere valutata e trattata da un medico.
Non esiste ancora una dose universalmente riconosciuta.
I risultati finlandesi derivano da persone abituate alla sauna fin dall’infanzia e non devono essere trasformati in una prescrizione automatica di quattro-sette sedute alla settimana.
Per un anziano in condizioni stabili, già autorizzato dal medico, è prudente:
Non serve raggiungere temperature estreme. Una seduta più calda o più lunga non è necessariamente più efficace e può diventare pericolosa.
Prima di iniziare una pratica regolare è opportuno consultare il medico, in particolare in presenza di:
La sauna è generalmente sconsigliata o richiede una valutazione specialistica in caso di angina instabile, infarto recente, stenosi aortica grave, scompenso cardiaco non controllato, aritmie sintomatiche, febbre, infezione acuta o disidratazione.
Alcuni medicinali possono aumentare i rischi legati al calore.
Tra questi:
Ciò non significa che debbano essere sospesi. È necessario che il medico valuti il rischio individuale e indichi eventuali adattamenti.
Chi deve limitare l’assunzione di liquidi per scompenso cardiaco o insufficienza renale non dovrebbe bere grandi quantità di acqua senza indicazione sanitaria.
Per le persone anziane è consigliabile:
Dolore al petto, difficoltà respiratoria, palpitazioni, capogiri, nausea, confusione, cefalea intensa o debolezza improvvisa impongono di interrompere subito la seduta.
La sauna potrebbe essere una pratica complementare, ma la prevenzione della demenza continua a basarsi soprattutto su misure con prove più solide:
Le ricerche sulla sauna hanno aperto una prospettiva interessante: una moderata esposizione al calore potrebbe attivare meccanismi favorevoli alla salute cardiovascolare e cerebrale.
Gli studi finlandesi hanno osservato una minore incidenza di ictus, demenza e malattia di Alzheimer tra gli utilizzatori più frequenti. Piccoli studi sperimentali suggeriscono inoltre possibili effetti positivi sulla depressione.
Tuttavia, non è ancora possibile affermare che la sauna prevenga direttamente l’Alzheimer o curi la depressione.
Per una persona anziana in condizioni cliniche stabili, con il consenso del medico, una sauna moderata o un bagno caldo ben controllato possono rappresentare una piacevole pratica complementare di benessere.
Il principio fondamentale è semplice: la terapia del calore deve favorire il rilassamento, non mettere alla prova la resistenza dell’organismo.
Dott. Giovanni Creton
Presidente Ryder Italia ETS









