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Vaccinazioni nell’anziano: effetti a lungo termine sulla salute (prima parte)

Protezione dalle infezioni e benefici per cuore e salute generale. Negli ultimi anni il tema delle vaccinazioni è diventato sempre più complesso e, talvolta, controverso. La pandemia da Covid-19 ha acceso un dibattito acceso anche tra persone che in passato consideravano la vaccinazione un gesto quasi automatico. Tra gli anziani, in particolare, sono emerse domande […]

Protezione dalle infezioni e benefici per cuore e salute generale.

Negli ultimi anni il tema delle vaccinazioni è diventato sempre più complesso e, talvolta, controverso. La pandemia da Covid-19 ha acceso un dibattito acceso anche tra persone che in passato consideravano la vaccinazione un gesto quasi automatico. Tra gli anziani, in particolare, sono emerse domande legittime: serve davvero vaccinarsi a questa età? I benefici superano i rischi? È possibile che i vaccini provochino complicazioni?

La risposta della ricerca scientifica più recente è chiara e rassicurante: i vaccini rappresentano uno degli strumenti più efficaci per proteggere la salute delle persone anziane, non solo contro le infezioni, ma anche contro molte delle loro conseguenze a medio e lungo termine.

Con l’avanzare dell’età, il sistema immunitario perde progressivamente efficienza. Questo processo, noto come immunosenescenza, rende l’organismo meno capace di rispondere rapidamente alle infezioni e più vulnerabile alle complicanze. Allo stesso tempo, aumenta la probabilità di convivere con più malattie croniche – cardiopatie, diabete, malattie respiratorie, fragilità muscolo-scheletrica – che possono trasformare un’infezione respiratoria in un evento grave, talvolta fatale.

Per questo motivo, alcune vaccinazioni sono fortemente raccomandate negli anziani. Il vaccino contro l’herpes zoster, ad esempio, protegge in oltre il 90% dei casi da una malattia dolorosa e spesso seguita da nevralgie croniche che possono durare mesi o anni, compromettendo il sonno, l’umore e l’autonomia. Il vaccino contro il virus respiratorio sinciziale (RSV), introdotto più recentemente, riduce in modo significativo il rischio di ricovero ospedaliero per insufficienza respiratoria negli anziani. Il vaccino antinfluenzale, pur con un’efficacia variabile a seconda della stagione, riduce in modo affidabile la gravità dell’infezione, le complicanze e la mortalità. Il vaccino contro il Covid-19 ha dimostrato di ridurre drasticamente il rischio di forme gravi, ospedalizzazione e di sviluppare il cosiddetto Covid lungo.

Questi benefici diretti sono già di per sé un motivo sufficiente per raccomandare la vaccinazione in età avanzata. Tuttavia, negli ultimi anni è emerso qualcosa di ancora più interessante: i vaccini sembrano offrire benefici che vanno oltre la prevenzione della singola malattia per cui sono stati progettati. In ambito medico, questi effetti vengono definiti benefici off-target.

Secondo il professor William Schaffner, specialista in malattie infettive, la ricerca su questi effetti si è intensificata negli ultimi dieci anni, producendo risultati sorprendentemente coerenti. Anche in Europa e in Italia, diversi gruppi di ricerca hanno contribuito a questo filone. La dottoressa Stefania Maggi, geriatra e ricercatrice del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Padova, sottolinea come i dati mostrino che la vaccinazione negli anziani può ridurre il rischio di eventi cardiovascolari e di declino funzionale, contribuendo a un invecchiamento più sano.

Le prove più solide riguardano il rapporto tra vaccinazione antinfluenzale e salute del cuore. Studi osservazionali iniziati oltre venticinque anni fa hanno dimostrato che gli anziani vaccinati contro l’influenza presentano un rischio significativamente più basso di ricovero per insufficienza cardiaca, polmonite e altre infezioni respiratorie. Ancora più rilevante, la vaccinazione antinfluenzale è stata associata a una riduzione del rischio di infarto e di ictus, due delle principali cause di morte e disabilità nella popolazione anziana europea.

È importante sottolineare che molti di questi studi sono stati condotti quando erano disponibili vaccini antinfluenzali meno potenti di quelli oggi raccomandati per gli anziani. Questo suggerisce che i benefici osservati potrebbero essere addirittura sottostimati.

Anche il vaccino contro l’RSV sembra mostrare effetti simili. Un ampio studio condotto in Danimarca ha osservato una riduzione significativa dei ricoveri ospedalieri per patologie cardiorespiratorie tra gli anziani vaccinati rispetto ai non vaccinati. Sebbene alcuni risultati non abbiano ancora raggiunto la piena significatività statistica, gli esperti ritengono plausibile che, con un follow-up più lungo, emerga un beneficio cardiovascolare analogo a quello già osservato per l’influenza.

Questi dati ci invitano a cambiare prospettiva: la vaccinazione non è solo una misura di protezione contro un virus o un batterio, ma una strategia globale di prevenzione, capace di ridurre eventi acuti, ricoveri ospedalieri e perdita di autonomia.

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Dott. Giovanni Creton

Gennaio 2026

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