Immaginatevi uno scenario di questo genere: una donna di 84 anni viene ricoverata per dolori addominali e diarrea. Dopo essere stata sottoposta per vari giorni ad una cura con antibiotici la donna nonostante la terapia continua a presentare questa grave diarrea. Gli accertamenti clinici evidenziano che la causa dell'infezione è il Clostridium difficilis un germe molto resistente perfino ai moderni antibiotici. A quel punto i familiari decidono per le dimissioni della paziente, la riportano a casa e chiamano un “guaritore” che dopo aver visitato la paziente ed in particolare analizzato l'odore e la consistenza delle feci prescrive una terapia che per la medicina occidentale si avvicina molto alla stregoneria: la somministrazione di un clistere in cui vengono disciolte le fece di un familiare sano. La donna nel giro di pochi giorni di trattamento riacquista un normale funzionamento dell'intestino con scomparsa della diarrea. Naturalmente di fronte ad una guarigione come questa, la maggior parte dei medici di formazione tradizionale risponde sicuramente che la paziente e guarita in modo naturale e che la somministrazione della cura alternativa non ha minimamente inciso sul decorso della infezione da Clostridium difficilis.
TRADUZIONE di un articolo apparso sul sito Patient.co.uk
http://www.patient.co.uk/doctor/breaking-bad-news
Ci sono vari modi per comunicare una cattiva notizia. E’ un dovere spiacevole ma importante che va compiuto coscienziosamente, e che tuttavia viene ben poco trattato nella formazione di giovani medici.(1) (2) I pazienti vi giudicheranno per come vi comporterete (3). Gli studi svolti su questo argomento indicano che molti fattori possono influenzare la capacità di un medico di comunicare una brutta notizia in modo comprensivo; tra questi usura, stanchezza, problemi personali, opinioni su come ci si deve comportare, atteggiamenti soggettivi ed esperienza clinica pregressa.(4)(5)(6).
Traduzione dell'articolo tratto dal sito http://nihseniorhealth.gov/sleepandaging/sleepingwell/01.html
NIH Salute dell’anziano
Sonno ed età avanzata. Dormire in modo riposante
Come farsi una “bella dormita “durante la notte.
Una buona dormita notturna può fare una gran differenza su come vi sentirete il giorno seguente. Vi diamo alcuni suggerimenti, per raggiungere lo scopo.
Riprendiamo con questa traduzione la pubblicazione di articoli tradotti dall'Inglese presi da siti stranieri.
Questo articolo è preso dal sito www.ted.com e si intitola :
Brian Goldman:
Doctors make mistakes. Can we talk about that?
TEDxToronto 2010 · Nov 2011
Johanna Shapiro, PhD, Assistant Editor, Medicina di Famiglia
Pubblicato su Family Medicine – maggio 2012 (Fam Med 2012;44(5):309-11)
Gli aneddoti dei medici circa i loro pazienti sono sempre stati una parte della formazione medica e della pratica clinica. Nell'era post - Flexnerian (dal Rapporto Flexner che è uno studio sulla formazione medica negli Stati Uniti e in Canada, scritto da Abraham Flexner e pubblicato nel 1910), con l'introduzione di sempre più sofisticate tecnologie diagnostiche e con lo sviluppo della medicina basata sulle prove, in larga misura l'aneddoto clinico è passato in secondo piano. Se ne raccontavano ancora ma con un po’ di vergogna oppure collegandoli a qualche studio in doppio cieco. Eppure, i medici che esercitano la professione hanno sempre intuito l'importanza del racconto nella medicina, e nell'ultimo decennio o giù di lì, questa consapevolezza ha fatto (ri)crescere una narrativa in medicina rappresentata attraverso l'opera di teorici come Brody, Charon, Greenhalgh e Hurvitz, e Mattingly e Garro. Questa rivista si impegna a dare voce alla parte narrativa della medicina. Quello che segue è per aiutare potenziali autori a trovare il modo di raccontare e per aiutare i lettori ad avvicinarsi a tale scrittura con apprezzamento e raffinatezza.
Traduzione dell'articolo presente sul sito : http://www.theintima.org/i-need-to-tell-this-story.html
Ho bisogno di raccontare questa storia.
Katherine Guess
“Quando hai intenzione di scrivere il tuo libro?” I miei amici e la mia famiglia mi fanno questa domanda dal 23 maggio 2007, quando sono stata rilasciata dall’ospedale. Dopo aver avuto un coagulo all’arteria carotidea e una dissezione, fratture facciali multiple che hanno reso necessari numerosi interventi chirurgici ricostruttivi, e essere stata all’ospedale per 24 giorni, considerano la mia storia notevole. Incredibile. Miracolosa. Ma non posso fare a meno di domandarmi come possa importare delle mie esperienze a qualcuno che non mi conosce. La mia storia non è diversa o più speciale di qualsiasi altra storia di malattia. Perchè dovrei preoccuparmi di scriverla?
David J. Rothman, articolo di dottorato, p.2506 – tradotto dal The New england journal of medicine
Traduzione dell'articolo :
http://www.nytimes.com/2014/11/06/health/study-warns-against-overdiagnosis-of-thyroid-cancer.html