
Lo studio che presentiamo in questo articolo è particolarmente interessante perché cerca di superare la contrapposizione tra due messaggi che il pubblico sente spesso: “un po’ di vino fa bene” e “qualsiasi quantità di alcol fa male”. La conclusione degli autori dello studio è più sfumata: l’alcol non è un veleno immediato in ogni dose, ma non è neppure una sostanza innocua, soprattutto per il rischio di tumori.
Per molti anni abbiamo sentito dire che un bicchiere di vino al giorno poteva fare bene al cuore. Più recentemente, invece, numerosi studi hanno sostenuto che qualsiasi quantità di alcol sia dannosa per la salute. Chi ha ragione?
Una recente revisione scientifica internazionale, coordinata da ricercatori della Harvard T.H. Chan School of Public Health e del Centre for Addiction and Mental Health del Canada, ha cercato di fare chiarezza su un tema che riguarda milioni di persone.
Gli studiosi ricordano che oltre sessanta malattie riconosciute dall’Organizzazione Mondiale della Sanità sono direttamente attribuibili al consumo di alcol. Tra queste vi sono le malattie del fegato, numerosi tumori, problemi neurologici, incidenti stradali e molte altre condizioni che riducono la qualità e l’aspettativa di vita.
Il dato più solido riguarda proprio il cancro: non esiste una quantità di alcol completamente sicura rispetto al rischio oncologico. Anche consumi modesti possono aumentare il rischio di alcuni tumori, tra cui quelli della mammella, del cavo orale, dell’esofago, del fegato e dell’intestino.
Molti studi osservazionali avevano mostrato che chi beve poco sembrava avere meno malattie cardiovascolari rispetto agli astemi. Tuttavia, i ricercatori fanno notare che chi consuma moderatamente alcol spesso presenta anche altre caratteristiche favorevoli: reddito più elevato, migliore alimentazione, maggiore attività fisica e migliori cure mediche.
Non sempre, quindi, il beneficio osservato dipende realmente dall’alcol.
Una delle convinzioni più diffuse è che il vino rosso sia diverso dagli altri alcolici. In realtà gli autori sono molto chiari: dal punto di vista dei rischi principali, l’alcol è alcol. Le differenze tra vino, birra e liquori sono molto meno importanti della quantità totale consumata.
Uno degli aspetti più incoraggianti dello studio riguarda la possibilità di recupero.
Ridurre o interrompere il consumo di alcol può:
- abbassare la pressione arteriosa;
- ridurre il rischio di incidenti e cadute;
- migliorare alcune funzioni cerebrali;
- rallentare la progressione di molte malattie;
- diminuire nel tempo il rischio di alcuni tumori.
Non tutti i danni sono reversibili. Ad esempio, una cirrosi avanzata del fegato può lasciare conseguenze permanenti. Tuttavia, smettere di bere o ridurre significativamente il consumo porta quasi sempre benefici, anche dopo molti anni.
Per i giovani il problema principale è spesso rappresentato dagli eccessi del fine settimana, dagli incidenti stradali e dai comportamenti a rischio.
Per gli anziani, invece, l’alcol può interagire con molti farmaci, aumentare il rischio di cadute, peggiorare l’ipertensione, favorire disturbi della memoria e aggravare malattie già presenti.
In entrambe le età è importante evitare di considerare l’alcol come una sostanza innocua solo perché socialmente accettata.
Gli autori dello studio non vogliono dire alle persone come comportarsi, ma invitano tutti a conoscere meglio i rischi reali dell’alcol. La decisione finale resta personale, ma dovrebbe essere presa con informazioni corrette e non sulla base di miti o convinzioni del passato.
La lezione più importante è semplice: meno alcol si consuma, minore è il rischio per la salute. E non è mai troppo tardi per ridurre o smettere.
- L’alcol agisce più intensamente perché diminuisce la quantità di acqua nell’organismo.
- Può aumentare gli effetti di sonniferi, ansiolitici, antidepressivi e antidolorifici oppioidi.
- Favorisce cadute e fratture.
- Può peggiorare problemi di memoria e confusione mentale.
- Anche quantità considerate moderate in età giovanile possono diventare problematiche nell’anziano.
Dott. Giovanni Creton
Presidente Ryder Italia ETS









