
Per molto tempo la sauna è stata considerata soltanto una pratica di benessere e rilassamento. Negli ultimi anni, però, diversi studi scientifici hanno suggerito che una moderata e ripetuta esposizione al calore possa produrre effetti favorevoli anche sulla pressione arteriosa, sui vasi sanguigni e sulla salute cardiovascolare.
Queste osservazioni sono particolarmente interessanti per le persone anziane, nelle quali ipertensione, rigidità delle arterie, cardiopatie e ictus rappresentano alcune delle principali cause di perdita dell’autonomia e mortalità.
È tuttavia necessario chiarire fin dall’inizio un punto fondamentale: il calore eccessivo e prolungato può essere pericoloso. La sauna non deve essere considerata una prova di resistenza, né può sostituire i farmaci, l’attività fisica o le altre misure di prevenzione cardiovascolare.
Utilizzata correttamente, invece, potrebbe rappresentare una pratica complementare utile per alcune persone.
Negli anni Settanta alcuni medici sospettavano che la sauna potesse contribuire all’elevato numero di infarti osservati tra gli uomini finlandesi di mezza età.
L’ipotesi sembrava ragionevole: una sauna tradizionale può raggiungere temperature comprese tra 70 e 100 gradi. Il cuore accelera, i vasi sanguigni si dilatano e la sudorazione determina una significativa perdita di acqua e sali minerali.
Successivamente, però, le ricerche hanno mostrato un quadro molto diverso. Le cause dell’elevata mortalità cardiovascolare finlandese erano probabilmente da ricercare soprattutto nel fumo, nell’alimentazione, nel consumo di alcol e nelle condizioni sociali, non nella sauna.
Gli studi più recenti hanno suggerito che una breve esposizione controllata al calore possa invece attivare una serie di risposte fisiologiche potenzialmente favorevoli.
Durante una sauna:
Per alcuni aspetti, questa risposta ricorda quella prodotta da un’attività fisica leggera o moderata.
Il paragone, tuttavia, deve essere interpretato con prudenza. La sauna non fa lavorare i muscoli, non migliora direttamente forza ed equilibrio e non può sostituire una passeggiata o un programma di esercizio.
Le osservazioni più note provengono dal Kuopio Ischaemic Heart Disease Risk Factor Study, uno studio finlandese iniziato negli anni Ottanta su oltre duemila uomini di mezza età, seguiti per molti anni.
I ricercatori raccolsero informazioni sulla salute, sull’alimentazione, sul consumo di alcol, sull’attività fisica, sul fumo e sulle abitudini quotidiane. Tra le domande vi erano anche quelle relative alla sauna: quante volte veniva praticata, per quanto tempo e a quale temperatura.
Quando furono confrontate le abitudini di sauna con gli eventi cardiovascolari, emerse un’associazione significativa.
Rispetto agli uomini che facevano una sauna alla settimana, coloro che la praticavano due o tre volte presentavano un rischio più basso di morte cardiaca improvvisa e di eventi coronarici fatali.
Negli uomini che riferivano da quattro a sette sedute settimanali, la riduzione del rischio appariva ancora maggiore. In questo gruppo fu osservata una diminuzione di circa il 63% del rischio di morte cardiaca improvvisa e una riduzione della mortalità complessiva di circa il 40%.
Si tratta di dati importanti, ma devono essere interpretati correttamente. Lo studio ha rilevato un’associazione, non ha dimostrato che la sauna fosse l’unica causa della maggiore sopravvivenza.
Chi la praticava frequentemente avrebbe potuto essere più sano, più attivo, meno stressato o più attento al proprio benessere. I ricercatori hanno cercato di correggere statisticamente molti di questi fattori, ma non è possibile escludere completamente altre differenze.
L’esposizione moderata al calore determina la dilatazione dei vasi sanguigni. Il cuore aumenta il proprio lavoro per inviare più sangue alla superficie del corpo, dove il calore può essere disperso attraverso la sudorazione.
Con la pratica regolare, questo stimolo potrebbe contribuire a:
Alcuni studi a breve termine hanno osservato che una seduta di circa 30 minuti può ridurre temporaneamente la pressione e la rigidità delle arterie.
Altre ricerche hanno associato l’uso regolare della sauna a una minore probabilità di sviluppare ipertensione. Questi risultati forniscono una spiegazione biologicamente plausibile alle osservazioni sulla mortalità cardiovascolare.
I possibili benefici vascolari potrebbero riguardare anche il cervello.
In uno studio prospettico finlandese, le persone che facevano sauna con maggiore frequenza presentarono meno ictus durante il periodo di osservazione.
Chi riferiva da quattro a sette sedute alla settimana mostrava un rischio di ictus inferiore di circa il 60% rispetto a chi faceva una sola sauna alla settimana.
Ancora una volta, non possiamo concludere che la sauna abbia impedito direttamente gli ictus. Tuttavia, una migliore regolazione della pressione, una minore rigidità arteriosa e una maggiore salute dei vasi possono plausibilmente contribuire alla protezione del cervello.
Questa relazione è particolarmente importante perché l’ipertensione rappresenta uno dei principali fattori di rischio non soltanto per l’ictus, ma anche per la demenza vascolare e per alcune forme miste di deterioramento cognitivo.
Non tutti dispongono di una sauna. Alcuni benefici potrebbero essere ottenuti anche con bagni caldi o immersioni in acqua riscaldata, perché il principio consiste nell’aumentare in modo moderato e transitorio la temperatura della pelle e del corpo.
Un ampio studio condotto su circa 30.000 adulti giapponesi ha rilevato che chi faceva abitualmente il bagno caldo presentava una minore incidenza di alcune malattie cardiovascolari rispetto a chi lo faceva raramente.
Anche questa era però un’osservazione statistica e non una dimostrazione definitiva di efficacia.
Per una persona anziana, inoltre, la vasca può comportare altri rischi:
Maniglie, tappetini antiscivolo, sedili adeguati e presenza di un familiare possono essere più importanti della temperatura stessa dell’acqua.
Talvolta si sente dire che una seduta di sauna equivale a fare esercizio fisico. È un’affermazione eccessiva.
Il calore aumenta la frequenza cardiaca e il flusso del sangue, ma non produce tutti gli effetti del movimento. Non migliora direttamente:
La sauna può eventualmente aggiungersi a uno stile di vita sano, ma non può compensare la sedentarietà.
Gli studi disponibili indicano che l’uso regolare della sauna è associato a una minore mortalità cardiovascolare e a una riduzione del rischio di ictus. Sono risultati promettenti, ma non rappresentano ancora una prescrizione valida per tutti.
Le persone osservate negli studi finlandesi erano abituate alla sauna da molti anni. Non è quindi possibile trasferire automaticamente la stessa frequenza a un anziano italiano sedentario o affetto da diverse patologie.
La regola più importante è la moderazione. Il calore deve essere ben tollerato, la durata deve essere graduale e la persona deve essere adeguatamente idratata.
Nel prossimo articolo (che potete leggere cliccando qui) vedremo le ricerche sul possibile rapporto tra sauna, malattia di Alzheimer, demenza e depressione, insieme alle precauzioni indispensabili per le persone anziane.
Dott. Giovanni Creton
Presidente Ryder Italia ETS









