
Un importante studio americano ha mostrato un dato sorprendente: più immigrati arrivano in un territorio, minore è la mortalità degli anziani.
In concreto:
- gli assistenti domiciliari
- gli operatori sociosanitari
- gli infermieri e il personale di supporto
Non si tratta quindi solo di numeri, ma di cura reale, quotidiana, concreta.
Lo studio evidenzia un punto cruciale: molti immigrati lavorano nell’assistenza agli anziani.
In particolare:
E soprattutto:
- non sostituiscono i lavoratori locali
- aumentano il numero totale di operatori
- non riducono i salari
In altre parole: colmano un vuoto reale del sistema sanitario.
Un effetto fondamentale emerso dallo studio è che più ci sono operatori disponibili più aumentano gli anziani assistiti a casa.
E questo porta a:
Vivere a casa propria, vicino ai propri affetti, rimane il fattore più protettivo per l’anziano fragile.
Quello che accade negli Stati Uniti è perfettamente sovrapponibile alla realtà italiana in cui:
In Italia già oggi:
Lo studio suggerisce un punto chiave che per la Ryder è fondamentale: serve un’immigrazione organizzata, formata e integrata.
Non basta “avere persone disponibili”, ma occorre:
Per affrontare il futuro dell’assistenza agli anziani serve un modello chiaro:
Il futuro dell’assistenza agli anziani non può basarsi solo sulle risorse attuali.
Servono:
E, realisticamente, anche un contributo fondamentale dell’immigrazione.
Se ben gestita, non è un problema, ma una parte della soluzione.
Per garantire dignità agli anziani dobbiamo costruire un sistema di cura più forte, umano e sostenibile.
E questo richiede nuove energie, nuove competenze e una visione aperta al futuro.
Dott. Giovanni Creton
Presidente Ryder Italia ETS









