
Una rete che nasce per combattere la solitudine
Questo Natale non guardiamo soltanto allo specchio del passato: lo usiamo come una finestra sul futuro. In quarant’anni di cammino con la Ryder Italia abbiamo imparato che la solidarietà non è un gesto occasionale, ma un’abitudine del cuore che, giorno dopo giorno, costruisce possibilità nuove per chi è più fragile. Oggi sentiamo che quella abitudine deve crescere, perché la sfida di questo tempo ha un nome semplice e severo: la solitudine degli anziani. Ricordiamo i primi giorni, quando eravamo pochi volontari con un sogno molto chiaro: offrire dignità e accompagnamento ai malati oncologici in fase terminale. Non avevamo grandi mezzi, ma avevamo risposte pronte all’unica domanda che contava:“Cosa posso fare per te, adesso?”. Da allora la cura palliativa è diventata un diritto riconosciuto e praticato molto più di ieri. Noi abbiamo continuato a esserci, nei quartieri, nelle case, accanto alle famiglie. Ma intorno a noi il mondo è cambiato: le reti familiari si sono assottigliate, i figli spesso vivono lontano, i vicini si conoscono meno, e la giornata di un anziano può diventare un corridoio silenzioso.
Ogni richiesta di aiuto che riceviamo porta con sé, visibile o nascosto, lo stesso bisogno: non restare soli. Lo vediamo quando una persona preferisce rimanere a casa, anche con qualche limite in più, piuttosto che affrontare un lungo ricovero lontano dai propri affetti. Lo vediamo quando un caregiver anziano si sente sopraffatto e chiede una mano per poche ore, per respirare e ricominciare. Lo vediamo quando la malattia avanza, ma quello che pesa di più non è il dolore fisico: è l’assenza di una voce, di una visita, di un volto amico.
Per questo il nostro sguardo si allunga oltre la buona cura clinica: vogliamo costruire una rete di prossimità che custodisca la vita quotidiana. Una rete “leggera” ma capace, fatta di volontari over 55 e non solo, che sappiano regalare tempo, ascolto, piccoli accompagnamenti, competenze pratiche e digitali, un controllo gentile che previene i rischi e accende la fiducia. Non intendiamo sostituirci alla sanità pubblica, che va sostenuta e migliorata; vogliamo piuttosto riempire gli spazi vuoti che si aprono tra un servizio e l’altro, dove spesso nascono le cadute, la rinuncia alle cure, l’isolamento.
Abbiamo un metodo semplice, lo stesso che ci guida da quattro decenni: iniziare in piccolo, vicino, con responsabilità. Formare i volontari perché sappiano ascoltare, rispettare la privacy, riconoscere i segnali di fragilità; organizzare micro-reti di quartiere, coordinare gli interventi con i servizi pubblici e le associazioni amiche; misurare ciò che facciamo, per migliorare. Ogni gesto è una tessera: una telefonata di verifica, una spesa fatta insieme, un passaggio per una visita, un tutorial sullo smartphone per videochiamare un nipote. Messe in fila, queste tessere diventano un mosaico che dice a una città intera: nessuno è invisibile.
Qualcuno potrà pensare che, di fronte a problemi così grandi, l’impegno di uno solo sia una goccia nel mare. Noi abbiamo visto, invece, che le gocce sanno chiamarsi, una dopo l’altra. Lo abbiamo visto quando una famiglia ha trovato forza grazie alla presenza di una volontaria; quando un paziente è potuto restare a casa perché un vicino si è offerto di accompagnarlo alle visite; quando un gruppo di amici ha raccolto fondi per attivare un servizio che non c’era. La solidarietà non è mai spettacolare: è contagiosa. Oggi, come allora, non ci rassegniamo all’idea che “non si possa far nulla”. Possiamo fare molto, insieme. Possiamo trasformare il tempo in cura, il vicinato in comunità, la fragilità in un invito a essere più umani. È questo lo spirito con cui entriamo nel prossimo decennio: costruire, con voi, una rete che impedisca alla solitudine di diventare destino.
In questo Natale vi chiediamo due doni preziosi. Il primo è uno sguardo: fermatevi un momento a pensare alla persona anziana più vicina a voi. Che cosa le manca davvero? Una visita? Una telefonata? Un accompagnamento? Il secondo è una scelta: decidete di far parte di questa rete, come volontari o come sostenitori. Non servono superpoteri: basta la costanza gentile di chi sa esserci. Noi metteremo la nostra esperienza, la nostra organizzazione, la serietà che ci avete sempre riconosciuto. Insieme, possiamo cambiare molte giornate, e quindi molte vite.
A chi ci accompagna da tempo, va la nostra gratitudine. A chi si unirà da oggi, il nostro benvenuto. Le città possono tornare a essere luoghi di legami: iniziamo dal pianerottolo, dalla strada, dal quartiere. È così che nascono le rivoluzioni silenziose: quando tante mani si tendono nella stessa direzione.
Per partecipare o sostenere concretamente la nuova rete solidale della Ryder Italia, trovate tutte le informazioni di contatto sul nostro sito ufficiale e sui nostri canali. Scriveteci, chiamateci: vi risponderemo presto, con la cura e la dedizione di sempre. Il futuro non si attende: si costruisce, insieme, un gesto alla volta.
Giovanni Creton
Presidente Ryder Italia ETS
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