Un grazie alla Comunità Valdese

Grazie alla Comunità Valdese è stato possibile attivare un progetto che permette un evidente risparmio in campo sanitario.

La nostra Associazione Ryder Italia Onlus da quasi trenta, anni offre l’assistenza domiciliare gratuita a pazienti oncologici e pazienti non autosufficienti nella città di Roma. In un momento difficile per il nostro paese dove il governo ha chiesto ai cittadini di indicare dove fosse possibile tagliare dei costi in servizi essenziali, per esempio l’Amministrazione Pubblica o la Sanità, la Ryder Italia Onlus grazie alla Comunità Valdese che devolve il suo 8 x 1000 ad attività d’utilità sociale, ha attivato un progetto di dimissioni guidate di pazienti anziani che affluiscono al pronto soccorso o ai Reparti Ospedalieri e che possono essere riportati nel proprio domicilio grazie ad un servizio d’assistenza domiciliare.In allegato potrete scaricare sia un sunto del progetto originario approvato dai Valdesi per un totale di 50.000,00 €, sia i rendiconti dei primi 8 mesi del progetto che evidenziano la fattibilità del progetto stesso e il notevole risparmio economico  che si ottiene con un efficace intervento sul territorio dei servizi domiciliari. Per tutti coloro che fossero interessati a sostenere questo progetto come si può vedere dalla tabella riassuntiva  inserita nel PDF, il costo medio per visita è di € 30,86 ed il costo  medio( per i primi 4 mesi) per paziente di assistenza è di € 394,74. Per le modalità di sostegno alla nostra Associazione andate alla sezione “Come  aiutarci”.

Relazione progetto primo quadrimestre : http://www.ryderitalia.it/images/dimissioniprotette.pdf

Relazione progetto secondo quadrimestre : http://www.ryderitalia.it/images/dimissioniprotette2.pdf

Tabella riassuntiva : http://www.ryderitalia.it/images/progettovaldesi.pdf

SUNTO PROGETTO FINANZIATO DALLA COMUNITÀ VALDESE

Introduzione

Che cosa avviene quando un paziente anziano affetto da patologia cronica presenta un peggioramento delle condizioni cliniche con perdita temporanea di autonomia­? Entrano ed escono dagli ospedali perché, fuori di lì, spesso non sanno dove andare. Sono i malati cronici laziali, sempre più soli, sempre più a rischio di non tornare nel proprio domicilio.

Nel 2009, nel Lazio, su 800 mila ricoveri in ospedale oltre 400 mila sono stati in area medica. E a suggerire che a far la differenza concorre anche la solitudine un dato su tutti: dei pazienti con più di 75 anni che vengono dimessi dagli ospedali, il 48,30% si ricovera nuovamente entro un mese, magari in un altro ospedale. Crescono "i pazienti 'critici cronici', sono il 20 % dei ricoverati. Il malato cronico o anziano è solo, non può più contare sull'auto-assistenza e non ha una rete sociale alla quale rivolgersi, dalla famiglia alle strutture sul territorio". E sull'esercito dei pazienti 'over 65' - sono più di un milione e duecentomila, solo gli 'over 84' sono cresciuti in tre anni del 10% - piomba l'incubo della solitudine. Un incubo "perché alla riduzione dei posti letto negli ospedali  non sta corrispondendo una crescita delle strutture assistenziali sul territorio. Dove mandiamo i pazienti dimessi dai reparti di medicina interna, neurologia ecc  se sono ancora inadeguate la recettività e la disponibilità dei servizi di assistenza domiciliare, post acuzie e lungodegenza. Alla riduzione dei posti letto sicuramente necessaria - non ha corrisposto una immediata creazione delle strutture intermedie, come gli ospedali distrettuali, che dovrebbero dare assistenza a molti malati ma, ovviamente, non a quelli acuti e gravi,. Tanto più che "presto aumenteranno anche gli stranieri malati, anziani e non. Oggi gli stranieri dalle 'tempie grigie' sono cento volte in meno dei residenti italiani, ma tra vent'anni saranno quadruplicati.

Soluzioni proposte sulla base delle evidenze

Questi dati evidenziano che l’incremento della vita media comporta un quadro epidemiologico ad alta morbilità, ossia con malattie che pur non sfociando in un esito mortale, richiedono cure per periodi assai lunghi. Queste dinamiche inducono a una richiesta di servizi non solo sanitari, ma socio sanitari e socio assistenziali, capaci di farsi carico del malato per lungo tempo. Invecchiamento, cronicità, disabilità, impongono servizi di nuova generazione caratterizzati da prestazioni di sostegno sociale, prestazioni di assistenza alla persona e prestazioni di cura e riabilitazione in senso stretto. 

La maggior parte delle persone anziane anche se malate vogliono rimanere  indipendenti e vivere nelle loro case il più a lungo possibile, Questo numero è ancora maggiore se parliamo di persone affette da patologie croniche. La consistente presenza di vecchi e  “grandi vecchi” fa sì che le strutture sanitarie si trovino a fronteggiare quotidianamente situazioni dall’elevato e talvolta complesso carico assistenziale. La necessità d’assistenza sanitaria aumenta con l'età ed è quattro volte più alta tra persone di oltre 75 anni che hanno bisogno di più cure giornaliere rispetto a quelli di età compresa tra 65-74 anni. La mancanza di fondi e lo stesso il piano di rientro economico obbligano la Regione Lazio a rispettare le priorità economiche, cercando comunque soluzioni sostenibili nel tentativo di ottimizzare le risorse esistenti sul territorio. Per questo motivo invece di partire da un bisogno generico d’assistenza domiciliare, che è stato chiaramente delineato nella premessa, il progetto proposto dalla Ryder Italia Onlus (RIO)  prevede l’individuazione di una o più tipologie di pazienti (anziani > 75) con patologie croniche, parzialmente autosufficienti o non autosufficienti che afferiscono ai  Dipartimenti di Emergenza ed Accettazione (DEA) per un improvviso peggioramento delle condizioni cliniche. Questi pazienti dopo adeguata terapia nei DEA, invece di essere inviati in reparti di post-acuzie, potrebbero essere presi in carico da servizi di assistenza domiciliare (AD) con una  integrazione socio sanitaria e con il diretto coinvolgimento del Medico di Medicina Generale (MMG) e quindi  rientrare nel proprio domicilio.

In questo modo si possono raggiungere differenti obiettivi:

  • Liberare posti letto ospedalieri per pazienti anziani, che risolto l’episodio acuto devono rimanere in carico per il proseguimento delle terapia ma non necessariamente in ambiente ospedaliero.
  • L’integrazione tra Unità operative Ospedaliere e servizi territoriali( RIO, CAD, MMG) e servizi sociali comporta un coordinamento efficace del ruolo dei vari servizi territoriali  adattandoli alle esigenze del malato con la possibilità di incrementarli in base alla domanda riscontrata.
  • L’attivazione di un servizio di dimissioni protette, mirato per patologie specifiche, attivando e mantenendo l’integrazione tra ospedale, MMG e servizi territoriali può implementare un percorso assistenziale innovativo per quella tipologia di pazienti che possa “ auto apprendere” analizzando le cause dei  precedenti ricoveri per  prevenirle  per evitare un ulteriore ricorso all’ospedale.
  • Attivare servizi sul territorio che partano dalle esigenze di razionalizzazione ed ottimizzazione di un Azienda  Ospedaliera rendendo quest’ultima idonea al ruolo di ricovero per malati con acuzie o patologie complesse,  riducendone la funzione di “parking temporaneo” o di semplice smistamento in altri reparti di assistenza.

Il progetto prevede una forte integrazione sul territorio del ruolo del MMG, dei servizi sociali e di quelli sanitari che devono lavorare in rete con le strutture ospedaliere allo scopo di permettere una dimissione protetta adeguata in modo da permettere la presa in carico in sicurezza d’ammalati che in molte situazioni sono ad alto rischio non solo per le condizioni cliniche, ma per l’isolamento sociale dai servizi essenziali che favoriscono  il rientro a domicilio. In molte situazioni la dimissione, se pur idonea sul piano prettamente clinico (paziente migliorato), non avviene per motivi prettamente sociali (paziente solo o con convivente anziano ecc).Infatti, da non sottovalutare è poi il fatto che la fragilità del malato, soprattutto nei primi giorni del rientro a casa, necessità di supporto anche di figure professionali non sanitarie per le quali sarà necessaria l’attivazione delle specifiche risorse di rete in accordo con l’ente locale anche mediante l’attivazione di specifici protocolli di collaborazione.

Da un punto di vista economico si evidenzia che il costo di un posto letto ospedaliero si aggira attorno ai 24.000 euro al mese (800,00 euro/die circa), mentre un anziano ospitato in una residenza sanitaria assistenziale ad alta intensità di cura costa attorno ai 3.400 euro/mese(113 euro /die).

Valutiamo ora le tariffe per la remunerazione in assistenza domiciliare per giornata di presa in carico per i tre livelli assistenziali sopra definiti, in funzione delle prestazioni erogate, della intensità e della frequenza degli accessi effettuati, della continuità assistenziale garantita:

Basso bisogno assistenziale Bassa intensità interventi - 1- 2 accessi alla settimana su 7 giorni lavorativi € 12,87 per il Basso livello assistenziale Costo mese 386 euro
Medio bisogno assistenziale Media intensità interventi - 3-6 accessi la settimana su 7 giorni lavorativi € 34,74 per il Medio livello assistenziale Costo mese 1.042 euro
Elevato bisogno assistenziale Elevata intensità interventi  - 7-10 accessi la settimana su 5/6 giorni lavorativi € 80,42 per l’alto livello assistenziale Costo mese 2.412 euro
Ricovero in ambiente ospedaliero  Costo per giornata di ricovero Euro  800,00 Costo mese 24.000 euro
Ricovero in RSA Costo per giornata di ricovero Euro 113,00 Costo mese 3.390 euro
  • Se un paziente viene ricoverato (per un episodio acuto)  in una struttura ospedaliera per 15 giorni il costo si aggira in media sui 10.000 euro.
  • Se lo stesso paziente,dopo 15 giorni viene dirottato su di una RSA, costerà  per ogni mese successivo circa 3400 euro.
  • Se lo stesso paziente dopo 15 giorni in ospedale viene dimesso in assistenza domiciliare, con presa in carico con  un elevato livello di intensità (80,42 euro al giorno) per il successivo mese costerà circa 2400 euro. In quest’ultima ipotesi si può ipotizzare un possibile miglioramento e passare al livello di media intensità(34,74 euro) ed il costo per ogni mese successivo sarà di circa 1000 euro.

In breve in ospedale o in RSA, in previsione di un miglioramento delle condizioni cliniche il costo rimane invariato, mentre in AD si può ipotizzare un risparmio di quasi 2400 euro ( per paziente con miglioramento clinico)al mese rispetto alla RSA  ove il costo  prescinde dalle condizioni di autosufficienza. Nel 2009, nel Lazio, su 800 mila ricoveri in ospedale oltre 400 mila sono stati in area medica. Abbiamo detto che il 20%  sono ricoveri per malati con patologie croniche.

Da una ricerca del 2006 su pazienti > 75 anni ricoverati negli Ospedali del Lazio, per una particolare tipologia di pazienti (patologie neurovascolari o neurodegenerative) il numero totale di giornate di degenza è stato di 156.524 giorni (8% del totale dei giorni di degenza per over 75). Ipotizzando un costo di 800,00 euro a giornata di ricovero, se con servizi alternativi come la AD si avesse  una riduzione del  25% dei giorni complessivi di ricovero, per questo specifico gruppo di pazienti, si otterrebbe un risparmio di oltre 20 milioni di euro l'anno.  La soluzione proposta dal progetto prevede che in accordo con i responsabili di vari ospedali  si attivi  un protocollo di dimissioni guidate per pazienti over 75 affetti da patologie croniche che  dopo il ricovero, risolta l’acuzie, invece di essere dirottati sul altri reparti ospedalieri o RSA (valutata l'idoneità sanitaria e sociale per poter tornare a domicilio) vengano affidati al servizio di AD della Ryder Italia Onlus. Lo scopo del progetto e di prendere in carico i pazienti, attivando un percorso di controllo sanitario e di riabilitazione, per rendere il paziente autonomo nell’ arco di 90 giorni. In questo modo si prevede per il primo mese un costo per paziente di 2.400,00 euro (alta intensità), mentre per i mesi successivi di 1.000,00 euro (media intensità). Alla fine del terzo mese il paziente sarà affidato ai normali servizi CAD ed alla supervisione del Medico di Medicina Generale (MMG) già coinvolto dall’inizio del periodo di presa in carico.

Conclusioni

La mancanza di personale sanitario o di posti letto è un fattore comune in tutto il mondo.  In tutti i paesi è ormai chiaro che una delle possibili risposte a questa sfida del nuovo secolo è il ricorso all’assistenza domiciliare (AD) che presenta evidenti vantaggi in termini di costo/beneficio. In un momento di difficile situazione economica,  oltre al semplice taglio di posti letto è necessario ipotizzare soluzioni alternative di assistenza che siano sostenibili. La scelta di forme assistenziali innovative deve partire dalla considerazione che la struttura Ospedaliera, con il ridimensionamento dei posti letto, deve trasformarsi in  struttura di ricovero per acuti o per malati ad alta complessità.

La soluzione proposta dal progetto è di incrementare servizi domiciliari non in modo generico, ma mirando a differenti tipologie di pazienti( individuate per bisogni sanitari e sociali) ed alla creazione di una rete sul territorio che possa rispondere alle esigenze di riduzione dei posti letto ospedalieri.

Deve essere sottolineato infatti, che le cure erogate a domicilio rappresentano il modo migliore, grazie anche alla cosiddetta assistenza informale (familiari,amici e reti sociali) per mantenere più a lungo la dignità, la indipendenza e la qualità della vita dei pazienti che solo in questo modo possono anche assumere un ruolo più attivo nel percorso di cura.